"Flusso" (2011)
"Nautilus" (2008) "Forme d'acqua” (2006) "Volatile”  (2003)
"Pepe Pinoli" (2000) “Tutto si può fare ma per scappare” (1998)
“La favola del ritornello incantatore” (1998) "Il sorcetto con la coda che puzza” (1994)
"Ettore, Rosellina e Angiolino” (1993) "Indovina cosa abbiamo a cena” (1992)
"Ahi, Robinson” (1991) "L'America non esiste” (1991)
"Bon Bon” (1989)
"Kamillo Kromo” (1982)


"Flusso"
(attore, macchine)
(2011)

Si può parlare dell'anima? E della filosofia di Plotino e di Eraclito? Crediamo senz'altro di si. Seguendo la scia del misterioso e affascinante Nautilus si viene introdotti per immagini e suoni ai segreti del flusso della vita. Dall'acqua, fonte di vita, all'anima essenza e respiro della vita stessa. E come nella trasparenza dell'acqua è visibile l'anima del mondo, così nella trasparenza del cristallo dell'anima si può vedere chiaramente muoversi l'acqua della vita. Apparentemente si indaga la metafisica delle anime. In realtà si indicano alcuni motivi che rendono ognuno, come diceva Don Lorenzo Milani. responsabile del mondo.







"Nautilus"
(attore, macchine)
(2008)

Un magnifico mercantile, la "Vanità Dorata" affonda, forse la punizione per il terribile delitto commesso dagli uomini dell'equipaggio. Nel relitto, sul fondo dell'oceano, rimangono tutte le meraviglie che la nave trasportava. La pancia della "Vanità Dorata" si trova sul percorso millenario del Nautilus, uno degli abitanti più affascinanti dell'oceano.
Il Nautilus accompagna il visitatore nei luoghi della "Vanità Dorata" e all'interno dell'oceano della propria coscienza, ponendo interrogativi sul percorso dell'uomo e sulla necessità dell'assunzione di responsabilità da parte di ognuno nei confronti del mondo.



"Forme d'acqua"
(attore, macchine)
(2006)

La protagonista dello storia è una giovane donna senza nome. Tutto sembra incominciare quando l’acqua è stata fatta confluire nelle condotte. Qualcosa si è spezzato nel rapporto di sacralità che legava gli uomini a questo elemento. La solitudine del personaggio coglie brandelli di un quadro frammentato ma non ha la capacità di ricostruire gli elementi nel tutto. Il discorso si ripiega su se stesso e il tempo è riempito da un ossessivo lavorio di macchine che muovono e si muovono con l’acqua. La donna attende che l’acqua arrivi dal cielo ma il problema della siccità, “il male”, che lei sembra pensare si risolverà con un gesto benigno della natura, non è fuori da sé e non si rende conto che il suo tentativo di ritrovare un rapporto, di “parlare”, con l’acqua è inutile se non è sostenuto da una presa di coscienza e dall’azione che ne discende.



"Volatile"
(attore, macchine)
(2003)
(Spettacolo per tutti)


volatileLa storia racconta l'avventura di Alfredo che una mattina, uscendo di casa, non trova più la sua scuola. Sente un fruscio tra gli alberi e, guardando su, vede alcuni uccelli che gli parlano: Il cattivo comportamento degli uomini nei confronti dei loro fratelli più piccoli, gli animali, è la causa di ciò che vede. Gli uomini sono sciocchi ed è inutile che vadano a scuola, non capiranno mai niente. Solo Alfredo può rimettere le cose a posto ma c'è, prima, qualcosa da capire e viene invitato a seguirli. è allora che si accorge di essere un uccello e vola via con loro. Scoprirà che molti dei comportamenti che gli sembravano normali non lo sono e matura la consapevolezza che tutti gli esseri viventi hanno lo stesso diritto alla felicità.



"Pepe Pinoli"
(attore, macchine, marionette)
(2000)
(Spettacolo per tutti)

Chi e Pepe Pinoli? Dov’è finito? È veramente nei guai o ci vuol prendere in giro? Sono domande alle quali è difficile rispondere. Certamente Pepe Pinoli è un tipo interessante: mandato in missione dal fruttivendolo, di lui si perdono le tracce. Alcuni sostengono di averlo visto raccogliere il caucciù nella foresta amazzonica, altri lo danno imbarcato sul "Pequod", secondo altri ancora è scomparso, inghiottito da un enorme piranha. La verità, naturalmente, verrà fuori solo alla fine e tutti sapremo allora chi è veramente Pepe Pinoli? o forse no?



"Tutto si può fare, ma per scappare..."
(attore, macchine, marionette)
(1998)
(spettacolo per un pubblico adulto)

 tutto si può fare..."Tutto si può fare, ma per scappare......" è una riflessione sulla pietà. Pietà davanti all’inafferrabile complessità del mondo e all’incapacità da parte dell’uomo di comunicare se non sporadicamente e goffamente con i suoi simili. Una pietà che si fa strada superando il filtro delle parole, tranelli di senso che, ben lontani dall’eliminare l’approssimazione nella comunicazione l’aumentano invece semplificando nel migliore dei casi una realtà in gran parte inesprimibile. La decontestualizzazione del linguaggio mostra però il re nudo. Le parole si compongono allora in frasi fatte, sciocchezze e bugie che prive di un contesto galleggiano come bolle su una palude malsana; sotto, per chi affonda lo sguardo nel buio, si affollano le emozioni in immagini senza commento mentre si naviga irresistibilmente verso il silenzio.




"La favola del ritornello incantatore"
(che a tutti mette il buonumore)
(burattini)
(1998)
(spettacolo per tutti)

 monostatoPamina, prigioniera nel castello del cattivo Monostato, aspetta il suo Tamino per essere liberata. Mostri e apparizioni tentano di impedire l'incontro dei due giovani che potrà avvenire solo per intervento di un buffo personaggio dei boschi dotato di straordinari poteri magici. Il suo nome è Papageno e la sua arma segreta è una scatoletta contenente un accattivante ritornello che quando viene liberato ammansisce gli animali feroci e gli umani che tentano di opporsi all'inarrestabile marcia dell'amore. Del testo originale di Emmanuel Schikaneder rimangono solo i personaggi. Sullo sfondo del malefico paese della Regina della Notte e del solare dominio del grande sacerdote Sarastro, il principe Tamino e Pamina si cercano aiutati da Papageno. Prosciugate le forti immagini simboliche del testo originale, anche Papageno si sgancia dal ruolo di servo buffo della tradizione e diventa l'indiscusso protagonista, un personaggio autonomo e vivace con una tinta primordiale e fanciullesca che per una bizzarra alleanza si aggrega al principe accompagnandolo e sostenendolo verso il lieto finale.




"Il sorcetto con la coda che puzza"
(burattini)
(1994)
(spettacolo per tutti)

PiranaLa fiaba ha valore per quel che su di essa tesse e ritesse ogni volta chi la racconta, per quel tanto di nuovo che ci si aggiunge passando di bocca in bocca. Anche noi abbiamo inteso inserirci come un anello dell'anonima catena senza fine per cui le fiabe si tramandano. "Il sorcetto con la coda che  puzza" nasce in Sicilia: Il re, stufo delle insistenti richieste della bella figlia, decide che la farà sposare al primo che passa........ ma il primo che passa è un sorcetto e per giunta con una coda puzzolente.La parola del re è data ma la principessa si oppone facendo arrabbiare il sorcetto (che altri non è se non un principe trasformato da un sortilegio). La punizione sarà la scomparsa di tutto quello che la circonda e solo dopo una serie di avventure la principessa capirà suo malgrado che proprio il sorcetto con la coda che puzza è il marito migliore che si possa trovare.




"Ettore, Rosellina e Angiolino"
(marionette e altri oggetti)
(1993)
(spettacolo per tutti)

 ettoreL'attualità, la quotidianità dei temi, suscitano la sorpresa, dando alle storie il carattere di vicende possibili; ma l'ovvietà quotidiana dei contenuti si spinge ancora più a fondo e anche nelle formulazioni verbali, nel vocabolario, è sottoposta ad un processo di estraniamento che ne fa esplodere la natura di mera possibilità - una delle tante giunta a realizzarsi - e permette di costruire una nuova coscienza, un rinnovato senso di ciò che è reale, di ciò che è in ordine. Solo i bambini e le persone accorte hanno il tempo e la voglia per ascoltare storie così comuni, non intaccate dalla frenesia dell'efficientismo e del razionalismo. Il gioco su e con le parole porta ad osservare con occhio attento il proprio corpo, le emozioni, l'ambiente, i dati apparentemente obbligati tra cui ci muoviamo. In fondo queste storie vogliono essere uno stimolo ad educarsi alla fantasia, alla creatività, al suggerire domande piuttosto che all'impadronirsi di risposte.




"Indovina cosa abbiamo a cena"
(burattini)
(1992)
(spettacolo per tutti)

 Pirana"Indovina cosa abbiamo a cena" è la storia dello scontro tra due  diversi modi di intendere la natura e i rapporti interpersonali, entrambi sbagliati e improduttivi. Da una parte l'imbonitore televisivo sempre pronto allo "scoop" e alla  menzogna per ottenere un aumento dell'audience e del gradimento televisivo, dall'altra la testarda ingenuità di chi vorrebbe riconoscere dovunque i segni di una malintesa naturalità e pretende dicostringere in schemi di comportamento del tutto innaturali gli animali e gli esseri umanicon cui entra in contatto. Entrambi non possono che creare situazioni grottesche, alternative ridicole a una realtà che deve essere presa per quello che è, passibile di modificazioni ma a condizione che non se ne alteri il significato con sovrastrutture posticce. La storia rappresenta l'evoluzione, l'elaborazione del testo di "Ahi, Robinson!" ed è interamente rinnovato anche nei personaggi (burattini tradizionali), nelle musiche e nelle scene. La storia ha vari piani di lettura, dalla curiosa trovata scenica al sottile gioco verbale e si adatta con facilità ai differenti tipi di pubblico.




"Ahi, Robinson!"
(pupazzi a bastone)
(1991)
(spettacolo per tutti)

 PiranaLa storia ha inizio con un naufragio. Robinson, unico superstite, si risveglia su un'isola di cui non sa nulla. Ha comunque la convinzione che non sarà un'esperienza qualsiasi, ma qualcosa di cui si parlerà a lungo, e perciò indossa con decisione i panni eroici del naufrago. Tenacemente difende il suo ruolo di eroe sopravvissuto in lotta con la natura e gli altri esseri umani e niente può distoglierlo da questa convinzione, neanche il petulante pappagallo che Robinson incontra e che già conosce l'evolversi dell'avventura. Il fatto che numerosi indizi indichino in modo evidente grossolane discrepanze spazio/temporali rispetto all'ambientazione originale del romanzo non lo impensierisce più di tanto. L'intervento di un commentatore televisivo che si ostina a non adeguarsi all'esotismo della situazione e alcuni surreali comunicati pubblicitari, prima scalfiscono e infine distruggono la costruzione del suo personale  romanzo. Infine, il suo servitore Venerdì, altri non è che un giovane extracomunitario di colore, venditore di gelati, unico forse tra tutti i personaggi della storia ad essere in possesso di una visione disincantata e concreta della realtà.




"L'America non esiste"
(burattini)
(1991)
(spettacolo per tutti)

PiranaLa prima storia di questo spettacolo è quella del nonno che comincia piano piano a non parlare più d'altro che di "Jodok", o meglio, a parlare di tutto chiamandolo "Jodok". Il nonno si inventa una sua lingua personale solo apparentemente limitata e in realtà molto più ricca di capacità espressive del linguaggio codificato. "L'America non esiste" rivisita la storia di Cristoforo Colombo mettendo in dubbio che il navigatore abbia mai attraversato il mare. Infine "L'uomo con la memoria" narra la storia di un uomo che nella sua vita non fa altro che memorizzare e ripetere gli orari dei treni. Tre racconti per bambini. Tre storie in cui ritroviamo la spensieratezza nei confronti della verosimiglianza e l'esagerata caratterizzazione dei personaggi tipica delle fiabe tradizionali ma, a differenza di quelle, queste si svolgono nella contemporaneità ed anzi fanno conto sull'effetto di sorpresa che l'attualità e la quotidianità dei temi suscitano. Lestorie acquistano così un accentuato carattere realistico: esse sono presentate sempre come vicende possibili, e se non si sono ancora verificate non è perchè non esistono le bacchette magiche, ma perchè non si è ancora data la circostanza adatta. Nelle storie di Bichsel, infine, il narratore è una presenza molto più sensibile che nelle fiabe tradizionali. Il narratore di queste storie racconta, giudica, interpreta, riferisce storie narrate da altri e si trasforma in un vero e proprio personaggio.




"Bon Bon"
(marionette)
(1989)
(spettacolo per adulti)

 PiranaUno degli aspetti meno conosciuti di Edgar Allan Poe, l'autore dei racconti straordinari, è l'aspetto umoristico: le visioni nate dalla sua fantasia eccitata venivano poi trasposte con chiarezza, con calcolata misura nelle sue novelle. Uno dei casi più probanti della maniera ironica o addirittura beffarda con cui spesso portava avanti i suoi racconti è proprio questo  "Bon Bon" in cui il protagonista (Pierre Bon-Bon, trattore, letterato e filosofo, celebre per le sue "omelettes", "fricandeaux" e per i suoi "dicta") ha la ventura di incontrare  il diavolo in persona che tenta di contrattare con lui la sua anima.  Bon-Bon, ci informa Poe, non è mai riuscito a lasciarsi sfuggire l'occasione per concludere un buon affare. Non che sia gretto, questo no, alla sua soddisfazione di filosofo non è necessario che l'affare si concluda a proprio vantaggio; purché un affare sia concluso, un affare di qualsiasi genere, a qualsiasi condizione e in qualsiasi circostanza. E, a dire il vero, il filosofo ha un altra piccola debolezza, appena degna di un nostro esame: Pierre Bon-Bon ha una decisa inclinazione per la bottiglia (come d'altra parte tutti gli uomini straordinariamente profondi). Naturalmente in un colloquio con il diavolo in persona è richiesta la massima lucidità e compostezza mentre, un bicchiere dopo l'altro, Bon-Bon finisce col perdere l'una e l'altra e disgustare il suo augusto interlocutore fino a costringerlo a rimandare l'intera trattativa a quando Bon-Bon non avrà riacquistato un minimo di decoro.




"Kamillo Kromo"
(pupazzi a bastone)
(1982)
(spettacolo per tutti)

"Kamillo Kromo" è la storia di quei curiosi animaletti, i camaleonti, la cui capacità a mimetizzarsi su sfondi diversamente colorati è proverbiale. Secondo la favola raccontata dal noto disegnatore umoristico F.T. Altan le cose all'inizio non stavano così: I camaleonti, inizialmente, erano tutti rossi e questo creava dei problemi gravissimi alla salvaguardia della specie poichè i dinosauri e gli uccellacci neri ne facevano strage riconoscendoli facilmente nel verde dell'erba. La necessità di mimetizzarsi divenne così il loro problema principale che li portò perfino ad aprire una scuola di mimetismo. Solo Kamillo, figlio di Korrado Kromo non riusciva ad imparare granchè e venne infine cacciato. Mentre si allontanava, solo e triste, Kamillo avvistò uno stormo di uccellacci neri in avvicinamento. Immediatamente diede l'allarme e riuscì perfino a salvare da morte certa l'insegnante che lo aveva cacciato poco prima dalla scuola. Kamillo diventò così l'eroe che con una trovata del tutto originale ribaltava la visione conformistica della realtà che le istituzioni tentavano di imporgli.Il messaggio della favola è evidente.Tutti i piccoli camaleonti che vanno a scuola per imparare a sfuggire i pericoli dell'ambiente hanno una loro storia . Non sono dei fogli bianchi su cui l'educazione, la cultura dovranno tracciare il loro segno ma sono già dei protagonisti, hanno già una "storia" di cui l'educazione, la scuola, devono tenerenecessariamente conto.