Si
può parlare dell'anima? E della filosofia di Plotino e di
Eraclito? Crediamo senz'altro di si. Seguendo la scia del misterioso e
affascinante Nautilus si viene introdotti per immagini e suoni ai
segreti del flusso della vita. Dall'acqua,
fonte di vita, all'anima essenza e respiro della vita stessa. E come
nella trasparenza dell'acqua è visibile l'anima del mondo, così nella
trasparenza del cristallo dell'anima si può vedere chiaramente muoversi
l'acqua della vita. Apparentemente si indaga la metafisica
delle anime. In realtà si indicano alcuni motivi che rendono ognuno, come diceva Don Lorenzo Milani. responsabile del mondo.
Un
magnifico mercantile, la "Vanità Dorata" affonda, forse la punizione
per il terribile delitto commesso dagli uomini dell'equipaggio. Nel
relitto, sul fondo dell'oceano, rimangono tutte le meraviglie che la
nave trasportava. La pancia della "Vanità Dorata" si trova
sul percorso millenario del Nautilus, uno degli abitanti più
affascinanti dell'oceano.
La protagonista dello storia è una giovane donna senza nome. Tutto sembra
incominciare quando l’acqua è stata fatta confluire nelle
condotte. Qualcosa si è spezzato nel rapporto di
sacralità che
legava gli uomini a questo elemento. La solitudine del personaggio
coglie brandelli di un quadro frammentato ma non ha la capacità di
ricostruire gli elementi nel tutto. Il discorso si ripiega su se
stesso e il tempo è riempito da un ossessivo lavorio di macchine che
muovono e si muovono con l’acqua. La donna attende che l’acqua
arrivi dal cielo ma il problema della siccità, “il male”, che
lei sembra pensare si risolverà con un gesto benigno della natura,
non è fuori da sé e non si rende conto che il suo tentativo di
ritrovare un rapporto, di “parlare”, con l’acqua è inutile se
non è sostenuto da una presa di coscienza e dall’azione che ne
discende.
"Volatile"
(attore,
macchine)
(2003)
(Spettacolo per tutti)
La
storia racconta l'avventura di Alfredo che una mattina, uscendo di
casa, non trova più la sua scuola. Sente un fruscio tra gli alberi
e, guardando su, vede alcuni uccelli che gli parlano: Il cattivo
comportamento degli uomini nei confronti dei loro fratelli più
piccoli, gli animali, è la causa di ciò che vede. Gli uomini sono
sciocchi ed è inutile che vadano a scuola, non capiranno mai niente.
Solo Alfredo può rimettere le cose a posto ma c'è, prima, qualcosa
da capire e viene invitato a seguirli. è allora
che si accorge di
essere un uccello e vola via con loro. Scoprirà che molti dei
comportamenti che gli sembravano normali non lo sono e matura la
consapevolezza che tutti gli esseri viventi hanno lo stesso diritto
alla felicità.
"Pepe
Pinoli"
(attore, macchine,
marionette)
(2000)
(Spettacolo per tutti)
Chi
e Pepe Pinoli? Dov’è finito? È veramente nei guai o ci vuol
prendere in giro? Sono domande alle quali è difficile rispondere.
Certamente Pepe Pinoli è un tipo interessante: mandato in
missione dal fruttivendolo, di lui si perdono le tracce. Alcuni
sostengono di averlo visto raccogliere il caucciù nella foresta
amazzonica, altri lo danno imbarcato sul "Pequod", secondo
altri ancora è scomparso, inghiottito da un
enorme piranha. La
verità, naturalmente, verrà fuori solo alla fine e tutti sapremo
allora chi è veramente Pepe Pinoli? o forse no?
"Tutto
si può fare, ma per scappare..."
(attore,
macchine, marionette)
(1998)
(spettacolo per un pubblico
adulto)
"Tutto
si può fare, ma per scappare......" è una riflessione sulla
pietà. Pietà davanti all’inafferrabile complessità del mondo e
all’incapacità da parte dell’uomo di comunicare se non
sporadicamente e goffamente con i suoi simili. Una pietà che si fa
strada superando il filtro delle parole, tranelli di senso che, ben
lontani dall’eliminare l’approssimazione nella comunicazione
l’aumentano invece semplificando nel migliore dei casi una
realtà in gran parte inesprimibile. La decontestualizzazione del
linguaggio mostra però il re nudo. Le parole si compongono allora in
frasi fatte, sciocchezze e bugie che prive
di un contesto galleggiano
come bolle su una palude malsana; sotto, per chi affonda lo sguardo
nel buio, si affollano le emozioni in immagini senza commento mentre
si naviga irresistibilmente verso il silenzio.
"La
favola del ritornello incantatore"
(che a
tutti mette il buonumore)
(burattini)
(1998)
(spettacolo per
tutti)
Pamina,
prigioniera nel castello del cattivo Monostato, aspetta il suo Tamino
per essere liberata. Mostri e apparizioni tentano di impedire
l'incontro dei due giovani che potrà avvenire solo per intervento di
un buffo personaggio dei boschi dotato di straordinari poteri magici.
Il suo nome è Papageno e la sua arma segreta è una scatoletta
contenente un accattivante ritornello che quando viene liberato
ammansisce gli animali feroci e gli umani che tentano di opporsi
all'inarrestabile marcia dell'amore. Del testo originale di Emmanuel
Schikaneder rimangono solo i personaggi. Sullo sfondo del malefico
paese della Regina della Notte e del solare dominio del grande
sacerdote Sarastro, il principe Tamino e Pamina si cercano aiutati da
Papageno. Prosciugate le forti immagini simboliche del testo
originale, anche Papageno si sgancia dal ruolo di servo buffo della
tradizione e diventa l'indiscusso protagonista, un personaggio
autonomo e vivace con una tinta primordiale e
fanciullesca che per
una bizzarra alleanza si aggrega al principe accompagnandolo e
sostenendolo verso il lieto finale.
"Il
sorcetto con la coda che puzza"
(burattini)
(1994)
(spettacolo per tutti)
La
fiaba ha valore per quel che su di essa tesse e ritesse ogni volta
chi la racconta, per quel tanto di nuovo che ci si aggiunge passando
di bocca in bocca. Anche noi abbiamo inteso inserirci come un anello
dell'anonima catena senza fine per cui le fiabe si tramandano. "Il
sorcetto con la coda che puzza" nasce in Sicilia: Il re,
stufo delle insistenti richieste della bella figlia, decide che la
farà sposare al primo che passa........ ma il primo che passa è un
sorcetto e per giunta con una coda puzzolente.La parola del re è
data ma la principessa si oppone facendo arrabbiare il sorcetto (che
altri non è se non un principe trasformato da un sortilegio). La
punizione sarà la scomparsa di tutto quello che la circonda e solo
dopo una serie di avventure la principessa capirà suo
malgrado che
proprio il sorcetto con la coda che puzza è il marito migliore che
si possa trovare.
"Ettore,
Rosellina e Angiolino"
(marionette e altri
oggetti)
(1993)
(spettacolo per tutti)
L'attualità,
la quotidianità dei temi, suscitano la sorpresa, dando alle storie
il carattere di vicende possibili; ma l'ovvietà quotidiana dei
contenuti si spinge ancora più a fondo e anche nelle formulazioni
verbali, nel vocabolario, è sottoposta ad un processo di
estraniamento che ne fa esplodere la natura di mera possibilità -
una delle tante giunta a realizzarsi - e permette di costruire una
nuova coscienza, un rinnovato senso di ciò che è reale, di ciò che
è in ordine. Solo i bambini e le persone accorte hanno il tempo e la
voglia per ascoltare storie così comuni, non intaccate dalla
frenesia dell'efficientismo e del razionalismo. Il gioco su e con le
parole porta ad osservare con occhio attento il proprio corpo, le
emozioni, l'ambiente, i dati apparentemente obbligati tra cui ci
muoviamo. In fondo queste storie vogliono
essere uno stimolo ad
educarsi alla fantasia, alla creatività, al suggerire domande
piuttosto che all'impadronirsi di risposte.
"Indovina
cosa abbiamo a cena"
(burattini)
(1992)
(spettacolo per tutti)
"Indovina
cosa abbiamo a cena" è la storia dello scontro tra due
diversi modi di intendere la natura e i rapporti interpersonali,
entrambi sbagliati e improduttivi. Da una parte l'imbonitore
televisivo sempre pronto allo "scoop" e alla menzogna
per ottenere un aumento dell'audience e del gradimento televisivo,
dall'altra la testarda ingenuità di chi vorrebbe riconoscere
dovunque i segni di una malintesa naturalità e pretende
dicostringere in schemi di comportamento del tutto innaturali gli
animali e gli esseri umanicon cui entra in contatto. Entrambi non
possono che creare situazioni grottesche, alternative ridicole a una
realtà che deve essere presa per quello che è, passibile di
modificazioni ma a condizione che non se ne alteri il significato con
sovrastrutture posticce. La storia rappresenta l'evoluzione,
l'elaborazione del testo di "Ahi, Robinson!" ed è
interamente rinnovato anche nei personaggi (burattini tradizionali),
nelle musiche e nelle scene. La storia ha vari piani di lettura,
dalla curiosa trovata scenica al sottile gioco
verbale e si adatta
con facilità ai differenti tipi di pubblico.
"Ahi,
Robinson!"
(pupazzi a
bastone)
(1991)
(spettacolo per tutti)
La
storia ha inizio con un naufragio. Robinson, unico superstite, si
risveglia su un'isola di cui non sa nulla. Ha comunque la convinzione
che non sarà un'esperienza qualsiasi, ma qualcosa di cui si parlerà
a lungo, e perciò indossa con decisione i panni eroici del naufrago.
Tenacemente difende il suo ruolo di eroe sopravvissuto in lotta con
la natura e gli altri esseri umani e niente può distoglierlo da
questa convinzione, neanche il petulante pappagallo che Robinson
incontra e che già conosce l'evolversi dell'avventura. Il fatto che
numerosi indizi indichino in modo evidente grossolane discrepanze
spazio/temporali rispetto all'ambientazione originale del romanzo non
lo impensierisce più di tanto. L'intervento di un commentatore
televisivo che si ostina a non adeguarsi all'esotismo della
situazione e alcuni surreali comunicati pubblicitari, prima
scalfiscono e infine distruggono la costruzione del suo personale
romanzo. Infine, il suo servitore Venerdì, altri non è che un
giovane extracomunitario di colore, venditore di
gelati, unico forse
tra tutti i personaggi della storia ad essere in possesso di una
visione disincantata e concreta della realtà.
"L'America
non esiste"
(burattini)
(1991)
(spettacolo
per tutti)
La
prima storia di questo spettacolo è quella del nonno che comincia
piano piano a non parlare più d'altro che di "Jodok", o
meglio, a parlare di tutto chiamandolo "Jodok". Il nonno si
inventa una sua lingua personale solo apparentemente limitata e in
realtà molto più ricca di capacità espressive del linguaggio
codificato. "L'America non esiste" rivisita la storia di
Cristoforo Colombo mettendo in dubbio che il navigatore abbia mai
attraversato il mare. Infine "L'uomo con la memoria" narra
la storia di un uomo che nella sua vita non fa altro che memorizzare
e ripetere gli orari dei treni. Tre racconti per bambini. Tre storie
in cui ritroviamo la spensieratezza nei confronti della
verosimiglianza e l'esagerata caratterizzazione dei personaggi tipica
delle fiabe tradizionali ma, a differenza di quelle, queste si
svolgono nella contemporaneità ed anzi fanno conto sull'effetto di
sorpresa che l'attualità e la quotidianità dei temi suscitano.
Lestorie acquistano così un accentuato carattere realistico: esse
sono presentate sempre come vicende possibili, e se non si sono
ancora verificate non è perchè non esistono le bacchette magiche,
ma perchè non si è ancora data la circostanza adatta. Nelle storie
di Bichsel, infine, il narratore è una presenza molto più sensibile
che nelle fiabe tradizionali. Il narratore di
queste storie racconta,
giudica, interpreta, riferisce storie narrate da altri e si trasforma
in un vero e proprio personaggio.
"Bon Bon"
(marionette)
(1989)
(spettacolo per adulti)
Uno
degli aspetti meno conosciuti di Edgar Allan Poe, l'autore dei
racconti straordinari, è l'aspetto umoristico: le visioni nate dalla
sua fantasia eccitata venivano poi trasposte con chiarezza, con
calcolata misura nelle sue novelle. Uno dei casi più probanti della
maniera ironica o addirittura beffarda con cui spesso portava avanti
i suoi racconti è proprio questo "Bon Bon" in cui il
protagonista (Pierre Bon-Bon, trattore, letterato e filosofo,
celebre per le sue "omelettes", "fricandeaux" e
per i suoi "dicta") ha la ventura di incontrare il
diavolo in persona che tenta di contrattare con lui la sua anima.
Bon-Bon, ci informa Poe, non è mai riuscito a lasciarsi sfuggire
l'occasione per concludere un buon affare. Non che sia gretto, questo
no, alla sua soddisfazione di filosofo non è necessario che l'affare
si concluda a proprio vantaggio; purché un affare sia concluso, un
affare di qualsiasi genere, a qualsiasi condizione e in qualsiasi
circostanza. E, a dire il vero, il filosofo ha un altra piccola
debolezza, appena degna di un nostro esame: Pierre Bon-Bon ha una
decisa inclinazione per la bottiglia (come d'altra parte tutti gli
uomini straordinariamente profondi). Naturalmente in un colloquio con
il diavolo in persona è richiesta la massima lucidità e compostezza
mentre, un bicchiere dopo l'altro, Bon-Bon finisce col perdere l'una
e l'altra e disgustare il suo augusto
interlocutore fino a
costringerlo a rimandare l'intera trattativa a quando Bon-Bon non
avrà riacquistato un minimo di decoro.
"Kamillo
Kromo"
(pupazzi a
bastone)
(1982)
(spettacolo per tutti)
"Kamillo
Kromo" è la storia di quei curiosi animaletti, i camaleonti, la
cui capacità a mimetizzarsi su sfondi diversamente colorati è
proverbiale. Secondo la favola raccontata dal noto disegnatore
umoristico F.T. Altan le cose all'inizio non stavano così: I
camaleonti, inizialmente, erano tutti rossi e questo creava dei
problemi gravissimi alla salvaguardia della specie poichè i
dinosauri e gli uccellacci neri ne facevano strage riconoscendoli
facilmente nel verde dell'erba. La necessità di mimetizzarsi divenne
così il loro problema principale che li portò perfino ad aprire una
scuola di mimetismo. Solo Kamillo, figlio di Korrado Kromo non
riusciva ad imparare granchè e venne infine cacciato. Mentre si
allontanava, solo e triste, Kamillo avvistò uno stormo di uccellacci
neri in avvicinamento. Immediatamente diede l'allarme e riuscì
perfino a salvare da morte certa l'insegnante che lo aveva cacciato
poco prima dalla scuola. Kamillo diventò così l'eroe che con una
trovata del tutto originale ribaltava la visione conformistica della
realtà che le istituzioni tentavano di imporgli.Il messaggio della
favola è evidente.Tutti i piccoli camaleonti che vanno a scuola per
imparare a sfuggire i pericoli dell'ambiente hanno una loro storia .
Non sono dei fogli bianchi su cui l'educazione, la cultura dovranno
tracciare il loro segno ma sono già dei protagonisti, hanno già una
"storia" di cui l'educazione, la scuola, devono
tenerenecessariamente conto.